"...Già le selve cedono al peso affaticate e i fiumi restano stretti per il gelo acuto..." (Cit. Orazio)

La neve, magico adornamento della natura... e su questo che mi piace soffermarmi e non sui fastidi e i disagi che potrebbe procurare alle nostre città... tanto se ne dicono già abbastanza dappertutto!
Come si forma?
Le nuvole sono costituite da microscopiche goccioline d'acqua (droplet) del diametro di 10-50 micron, formatisi dall'aggregazione di miliardi di molecole d'acqua del vapore saturo o sovrassaturo attorno a dei nuclei di condensazione che sono sempre costituiti da grani di pulviscolo atmosferico e polveri anche di origine antropica che risiedono nell'aria. Nelle nuvole, quando la temperatura scende da 0° C a valori negativi, le impurità di pulviscolo divengono il nucleo attorno al quale iniziano a "coagulare" germi di ghiaccio (sublimazione) e, il vapore acqueo, passando così direttamente allo stato solido, inizia a formare microscopici cristalli. Il passaggio di molecole di vapore dall'ambiente circostante al cristallo, fa si che le goccioline d'acqua vedano ridurre la loro massa e aumentare quella del cristallo.
La sovrassaturazione dell'aria, da parte dei cristalli che iniziano a crescere significativamente, fa si che questi inizino a cadere verso terra, anche abbastanza rapidamente. Durante la caduta, continuano ad ingrandirsi urtando contro altre goccioline della nube che congelano all'istante e ne aumentano la superficie (brinamento). Il cristallo si trasforma in quello che comunemente chiamiamo "fiocco di neve", assumendo cioè, una forma a pallina dalla consistenza molto debole (neve granulosa). Il tragitto di caduta verso terra non è però privo di turbolenze, anzi! I moti turbinosi dell'aria, al quale ogni fiocco è sottoposto, fa si che questo si frammenti ulteriormente e, ciascuno di essi diventi un nuovo germe di ghiaccio e cosi via... fino ad innescare una reazione a catena che genera una vera e propria precipitazione nevosa. Ma non è tutto qui!. Sono innumerevoli le forme dei cristalli.
La simmetria esagonale iniziale è dettata dalla struttura molecolare dell'acqua, i bracci dei cristalli poi crescono indipendentemente a seconda delle condizioni di umidità e temperatura alla quale si formano e sono influenzati anche dalla velocità di caduta verso terra. Queste alterazioni danno vita a diverse forme dei fiocchi di neve. Neve a falde, a pioggia, tonda, gragnola, acquaneve, nevischio sono solo alcune delle manifestazioni con cui la neve si presenta ai nostri occhi. A livello microscopico, invece, le forme dei cristalli hanno da sempre alimentato le curiosità di tanti scienziati, a partire da Keplero agli inizi del '600. Nel 1635, Cartesio eseguì una delle prime classificazioni delle forme, avendole potute osservare con l'ausilio di una lente. Nei primi decenni del 1900, si riuscirono a raccogliere già ben 2000 immagini di cristalli di neve!
La sovrassaturazione dell'aria, da parte dei cristalli che iniziano a crescere significativamente, fa si che questi inizino a cadere verso terra, anche abbastanza rapidamente. Durante la caduta, continuano ad ingrandirsi urtando contro altre goccioline della nube che congelano all'istante e ne aumentano la superficie (brinamento). Il cristallo si trasforma in quello che comunemente chiamiamo "fiocco di neve", assumendo cioè, una forma a pallina dalla consistenza molto debole (neve granulosa). Il tragitto di caduta verso terra non è però privo di turbolenze, anzi! I moti turbinosi dell'aria, al quale ogni fiocco è sottoposto, fa si che questo si frammenti ulteriormente e, ciascuno di essi diventi un nuovo germe di ghiaccio e cosi via... fino ad innescare una reazione a catena che genera una vera e propria precipitazione nevosa. Ma non è tutto qui!. Sono innumerevoli le forme dei cristalli.
La simmetria esagonale iniziale è dettata dalla struttura molecolare dell'acqua, i bracci dei cristalli poi crescono indipendentemente a seconda delle condizioni di umidità e temperatura alla quale si formano e sono influenzati anche dalla velocità di caduta verso terra. Queste alterazioni danno vita a diverse forme dei fiocchi di neve. Neve a falde, a pioggia, tonda, gragnola, acquaneve, nevischio sono solo alcune delle manifestazioni con cui la neve si presenta ai nostri occhi. A livello microscopico, invece, le forme dei cristalli hanno da sempre alimentato le curiosità di tanti scienziati, a partire da Keplero agli inizi del '600. Nel 1635, Cartesio eseguì una delle prime classificazioni delle forme, avendole potute osservare con l'ausilio di una lente. Nei primi decenni del 1900, si riuscirono a raccogliere già ben 2000 immagini di cristalli di neve!
Una volta depositatasi, la neve tende a compattarsi sotto l'azione del suo stesso peso e passa da neve leggera a pesante a ghiacciata a seconda degli spessori e della velocità di congelamento. Quella che cade nelle nostre città in questi giorni e, che non mi ha fatto resistere all'idea di scrivere qualcosa, è quella che permane per brevi periodi e tende a sciogliersi appena le temperatura si ristabilizza attorno a valori normali, seppur tipicamente invernali. In altre zone, però, la neve ha un ruolo fondamentale per l'ambiente e, la sua permanenza sul suolo assume la funzione di copertura e protezione per i terreni dalle gelate. Quando inizia a sciogliersi, va ad alimentare falde acquifere sotterranee e fiumi (esattamente come la pioggia comunemente contribuisce al ciclo idrologico). Infine, a partire da una certa quota altimetrica, la neve si trasforma in ghiaccio (al di sopra del limite delle nevi perenni), fino ad autocompattarsi espellendo l'acqua interstiziale e, dando vita agli accumuli che alimentano la formazione dei ghiacciai.
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